MARCO SALEMI Giovane CHEF di grande talento

Ho conosciuto penso senza timore di essere smentito uno dei pù volenterosi e talentuosi giovani chef

Prime esperienze

 diplomato al De filippi di Arona nel 2006, ha subito trovato stage in ottimi ristoranti, dapprima tradizionali come l’hotel Cristallo di Macugnaga, alle cucine del prestigioso Regina Palace di stresa, via poi al Soriso2 stelle Michelin come per  approdare come sous chef del Pascia 1 stella Michelin, stellato vegano, tutte cucine importanti  dove ha sperimentato la vera arte della cucina innovativa che poi ha consolidato e crescerà ancora in numerose realtà piemontesi e valdostane 

il suo percorso professionale 

diventa presto chef capo partita del Sapor di Vino di Revislate, poi chef di Assenzio a Invorio, dove gestisce in totale autonomia senza vincoli creativi in prima persona la cucina, tutto creato con alimenti  rigorosamente stagionali, di grande qualità e del territorio e crea il suo menù, con tecniche innovative come la sferificazione, la cucina molecolare, cotture sous vide interagendo anche in sala con la clientela, dove viene notato e presto diventa lo chef del ristorante dell’hotel Nobili di Chisinau, in Moldavia, poi alla Vela a Veadbek ,in danimarca e dopo una breve sosta al Verbanodell’Isola Pescatori di Stresa, al Toscanini sempre sull’isola Pescatori e all’hotel Golden Palace di Torino si trasferisce in valle d’Aosta per consolidarsi chef  all’Hotel Staedel Soussun di Ayas, poi chef della Brasserie del Breithorn di Ayas, poi all’essentiel da Andreone di Ayas, da dove nel 2018 diventa executive chef dell’hotel relais des glaceur spa resort di ayas, dove tutt’ora opera con grandi successi e soddisfazione. 

l’incontro 

Ho Conosciuto Marco che era molto giovane, in un ristorante di Invorio ma subito avevo adocchiato quella luce negli occhi che vuole sempre superarsi e andare oltre oltre che un grandissimo chef è un eccellente pasticciere e la sua pasta fresca ha pochi eguali 

la sua cucina 

L’esperienza trascorsa in grandi ristoranti lo porta a ricercare sempre nuova sperimentazione e nuove combinazioni, e sa unire ai sapori della tradizione quel concetto di contemporaneità che rende ogni piatto una sorpresa di sapori, consistenze e aspetto visivo personalmente per ogni piatto disegna e studia la mise en place , come un vero artista, un architetto dell’impiattamento, nulla può essere lasciato al caso, rigore, studio meticoloso, estetica sa perfettamente che una portata prima deve essere mangiata con gli occhi , accosta sapientemente arie schiume e spugne di colore e aromi dolci e salati interessantissimi, ottime le sue paste ripiene, gli accostamenti con spezie decise e marginature e affumicature come il the di Lapsang e il profumatissimo pepe di Sichuan, e l’uso di consistenze esteticamente sorprendenti 

rivedremo presto questo giovane chef di appena poco più trent’anni in qualche destinazione stellata all’estero dove sarà apprezzato e saprà portare degnamente il tricolore, sicuramente il suo spirito di continua evoluzione non è destinato a fermarsi qui

CASA RONSIL

UN VIGNETO MILLENARIO

Il Vigneron

Conosco Pierino Ronsil da quando da bambino, venivo a Chiomonte d’estate e vedevo la sua crota tornando da messa o si faceva una passeggiata fino alla centrale idroelettrica di Ramats . Ha sempre curato le vigne che si affacciano ai piedi del Rocciamelone, su terreni in forte pendenza e a terrazze, vigne che da sempre producono Avanà, un vitigno autoctono che di oltre 1000 anni tra Gravere e Chiomonte, un vino un po’ aspro e corposo e il vino del ghiaccio, che si raccoglie sui tralci ricoperti di neve e appassiti vengono torciaati a mano

La tradizione si rinnova e si ingentilisce

La cantina è proprietà della famiglia Ronsil da oltre 60 anni, la figlia di Pierino sposa un enologo della savoia, Frank Thoillet, che prendendosi cura dell’attività familiare ingentilisce il gusto asprigno dell’Avana mantenendone le caratteristiche. la cave si rinnova e acquistiuisiscono nuove botti e barrique in rovere che doneranno ad alcune etichette struttura e aromi olfattivi sorprendenti, creano etichette nuove e iniziano a vinificare l’Avana in modo diverso: in purezza; vini doc Valsusa, rossi rosati bianco la grappa di Avanà, passito e il famoso vino del ghiaccio e la sua grappa

le etichette più conosciute

L’Enfant Terrible 

L’Enfant Terrible Vino Rosso “Avanà”

Vino Rosso “Avanà”
L’Enfant Terrible è prodotto con il vitigno autoctono”Avanà” di 
Chiomonte e della Valle di Susa ; era soprannominato cosi dagli anziani, perché era molto difficile da coltivare ma sopratutto da vinificare.Vinificato in acciaio, fruttato on note caramellate
Mitico
Questo vitigno autoctono e raro della Val di Susa è stato coltivato da sempre a Chiomonte ; per altro , Chiomonte ( monte caldo , caput montis , Chaumount ) è stato il primo fornitore dell’impero Romano. Nella vigna che stata ripiantata quasi 17anni fà nella località “ la Bueissuno “ CASA RONSIL ha dedicato una parte delle sue uve alla produzione di un Avanà D.O.C che ha inevitabilmente chiamato  “MITICO”.

Camillo

un vino che ha ottenuto il grappolo d’oro 2009 e che viene elaborato in maggior parte con l’Avanà e il Becuet e un po di Dolcetto nella zona della “Voûte” a Chiomonte.Camillo è moderatamente tannico con delle note fruttate ed è un vino facile da abbinare. Barricato in rovere 12 mesi

San Bartolomeo

Vigneto di 95 anni, Questo vino è stato ricompensato con della menzione d’onore al concorso internazionale dei vini di montagna(CERVIM).Tannico di colore rubino è un vino di alte qualità aromatiche.Vincitore del”Grappolo d’oro 2012″ (Enoteca regionale dei Vini di Caluso) Barrique di rovere 12 mesi, fruttato con note di mandorla

Fortunato

Prodotto nella zona della “Rocce del bau” a Chiomonte.Nell’antica tradizione si sapeva che era “Fortunato” quello che possedeva la vigna alla “roccia del Bau…” Il suo colore porpora conferisce un nettare potente, tannico ,molto strutturato.barrique di rovere 12 mesi fruttato con note di ciliegie

Vino del Ghiaccio

Il vino del ghiaccio, un prodotto raro di eccellenza nato in condizioni estreme che soltanto il lavoro accanito e la passione dell’uomo possono creare sotto l’auspicio della Natura.Questo vino non era sconosciuto ai Romani della cui vendemmia dai grappoli ricoperti di ghiaccio riporta anche Marco Valerio Marziale poeta Latino ( 40 – 103 d.c ) ben lo sanno in Germania dove gli esperti alla fine del ’700 hanno ripreso quel tipo di vinificazione.Le aere tradizionali di produzione dello Ice wine sono: il Canada, l’ Austria, l’ Alsazia ( Francia ) , la Svizzera e la Slovenia, il Piemonte si è (allegato) unito ai suddetti più recentemente.
A seconda del disciplinare degli Ice wine internazionali, la vendemmia avviene intorno ai -5° di notte, al solito, o prestissimo la mattina prima che esca il sole che danneggerebbe la raccolta. Sia al momento della vendemmia, che della pigiatura le uve devono essere gelate. Le uve utilizzate devono provenire della stessa regione, non possono essere congelate artificialmente e non è permessa alcuna aggiunta di additivi al vino né all’uva .I grappoli durante l’inverno diventano la preda degli animali , ogni giorno bisogna andare a controllare nelle vigne le reti di protezione che vengono messe in autunno e dobbiamo cacciare gli uccelli che riescono, spinti dalla fame, ad introdurvisi.La produzione è di 150-200 bottiglie di 37, 5 cl una scarsa quantità ottenuta in condizioni estreme che ne fanno un prodotto di nicchia oneroso ma prezioso. barrique di rovere 12 mesi con note di frutta esotica e secca

La cantina produce anche vini Biianco Rosato e grappa di Avanà e del vino del ghiaccio

possibile acquistare online http://www.casaronsil.it

PARIDE CHIOVINI VITICOLTORE SIZZANO

La sua azienda agricola è nata ufficialmente nel 1997, quando decise di rilevare, un po’ per hobby, la piccola attività iniziata dal nonnoIsidoro dedicata alla produzione di vino sfuso e di uve per conto terzi. Dopo diversi anni di esperienza in un importante laboratorio di analisi enochimico, ha acquisito le competenze di base che gli hanno permesso di trasformare l’hobby in un lavoro a tempo pieno. Con il sostegno e l’esperienza dei familiari, negli ultimi anni ha acquistato un po’ alla volta piccoli appezzamenti vitati che si sono aggiunti a quelli di proprietà del nonno. La ristrutturazione della cantina nel 2009 e l’acquisto delle attrezzature necessarie hanno permesso di svolgere e seguire, in totale autonomia tutte le fasi del ciclo produttivo. Con il costante impegno conduce dal 2004, tra Sizzano e Ghemme, tre ettari di vigneto nelle varietà: Nebbiolo, (il nome locale è Spanna); Vespolina (detta anche Ughetta), autoctono di bacca rossa del Novarese; Uva Rara (detta anche Bonarda Novarese), anch’essa autoctona a bacca rossa. I vini, come il suo nome, traggono ispirazione dagli Dei e dagli Eroi dell’antica Grecia. Hanno personalità inconfondibili e le loro vicende si intrecciano in una radice comune.

La qualità rappresenta per me un diritto comune. Un impegno che coltivo giorno per giorno
(cit. http://www.paridechiovini.it)

Ho conosciuto Paride durante un tour per le cantine dell’alto e basso novarese, e sono rimasto impressionato della competenza, cura e allo stesso tempo umile e sincera personalità di Paride, che mi ha invitato ad una degustazione dei suoi vini anche se piombato all’improvviso, con grande disponibilità, cortesia e simpatia

Paride non segue le mode, Paride non segue i dettami degli enologi famosi, Paride fa il vino come gli ha insegnato suo nonno, per suo il puro piacere, non perché lo vogliono così ristoratori e clienti e ha fatto centro, più di suoi colleghi blasonati.

Poche vigne, ma che sviluppano uve ricche di lieviti e tannini, i suoi vini hanno gradazione importanti, e a seconda delle annate arrivano anche oltre i 14 gradi.

cantina piccina, ti mostra tini e macchinari a fianco alla casa in cui vive

mi ha colpito molto l’intensità dei suoi vini, alcuni con sentori di ciliegio,altri di mandorle, altri sapidi e robusti come le rocce argillose da cui nasce ma la vera rivelazione per me è stato testare l’Eros, un rosè intenso e profumato le cui bucce di nebbiolo restano nel mosto pochissime ore, ottimo sulle carni bianche e sul pesce e per alcuni formaggi, ma ne produce piccole quantità, poi anche il suo mitico Afrodite, Vespolina vanificata in purezza per sprigionare al meglio tutte le sue caratteristiche, vino che ha reso famose tante piccole cantine del Novarese, e che dire del suo cavallo di battaglia : il Sizzano, nebbiolo e vespolina e uve rare, invecchiato in botte di rovere almeno 2 anni

Io Spesso raccomando ad amici ristoratori di prenotare una degustazione e acquistare con fiducia le sue bottiglie che hanno un prezzo abbordabile malgrado la selezione e la qualità

Casa vinicola Paride Chiovini
via Giuseppe Garibaldi 20
28070 Sizzano, Novara, Italy
mobile: +39 339 43 04 954 info@paridechiovini.it
www.paridechiovini.it

ROBERTO BALGISI

Non un semplice ottimo chef: un vero artista eclettico tra i fornelli

Conosco Roberto da diversi anni frequentato durante la sua permanenzanovarese in una città priva di un’offerta culinaria di eccellenza, dove la gente vuole mangiare tanto con poco.
Roberto ha conquistato i novaresi, facendo scoprire loro il senso di gustare una vera cucina grume di alta qualità e non a caso quei ristoranti in cui ha operato, al tempo avevano liste di prenotazione infinite e avevano avuto il loro momento di gloria

Roberto sa selezionare e trattare i migliori prodotti, e con il pesce è un vero artista

Roberto Balgisi nato nel 1973 a Varese. Con alle spalle l’alberghiero di Sondalo. Inizia come Commis di  cucina a Erba (Como) due anni  dal 1988 al 1990 il Relais Chateaux Castello di Pomerio. Nell’anno 1990 si  sposta al  Castello di Casiglio e rimane fino al  1992. Per altri  due anni sulla sua strada il  Ristorante una stella Michelin Varese il Lago Maggiore. Tanti  gli stages al Grand  Hotel di Bordeaux. Il 1996 la  Svizzera, Lugano ristorante Al Faro e il Grand Hotel Splendid, di  seguito il ristorante una stella Michelin a Chiasso il Conca Bella. Si Trasferisce  a Vercelli per puro caso nel 2000,  apre un ristorante di solo pesce (Osteria Boccalatte ) e nel 2008 il ristorante Casa Mia poi procede ala Ca’Vallotta di Novara, poi il Cortile, da dove nel 2015 viene chiamato dal Grand Hotel Alassio a dirigere e curare menù e cucine, periodo nel quale acquisisce ancora più fama e successi, diventando lo chef preferito della riviera di ponente di principesse, personalità dello spettacolo, industriali e personalità note della finanza

Di un grande chef deve innanzi tutto parlare la cucina, il calore che trasferisce ai piatti, il rispetto che emerge dalla scelta delle materie prime e l’armonia dei gusti e delle consistenze

e Roberto di questo è un’indiscussa autorità

Di lui si parla su diversi media, quotidiani, periodici e su riviste di settore

Ma Roberto non va in TV a giocare, è una persona concreta, la cucina è una cosa seria, dedicarcisi significa non avere tempo per la notorietà televisiva

sempre più spesso invece ama fare piatti a 4 mani, con altri chef che condividono le sue passioni di innovazione e arte

Roberto poi è anche un vero manager, da come ha organizzato la sua cucina, il rigoroso acquisto solo di materie prime di alta qualità, al personale, che però lo seguono in ogni nuova proposta, perché non sono semplici collaboratori ma grandi amici perché Roberto oltre a saper gestire la cucina, sa gestire con lo stesso entusiasmo e trasporto le relazioni umane

 

 

Gianni Cazzola una vita swing

Conosco Gianni da diversi anni, che considero un vero amico oltre al padre della batteria Jazz in Italia

Elegante come Philly Joe Jones, energico come Buddy Rich, Sofisticato come Art Blakey di cui molti lo considerano erede naturale, classe 1938, ha un curriculum di 60 anni di successi

Difficile dire con chi non abbia collaborato, da quando già a 20 anni fu la sezione ritmica del quintetto di Oscar Valdambrini e Gianni Basso

Esperienza che dal 1959 lo consacrò al fianco di enormi talenti americani, come Chet Baker, Dexter Gordon, Mal Waldron, Charlie Mariano, Lee Konitz, Gerry Mulligan, Tommy Flanagan, Phil Woods,Billie Holiday, Sarah Vaughan, Ray Brown, Clark Terry, Helen Merrill, EddieGomez, Sheila Jordan.

Esperienze che tutti in Italia avrebbero voluto fare: ha partecipato a numerosissimi festivals e concerti, suonando in tutto il mondo.

Ha partecipato a numerosissimi festivals e concerti.Sempre attivo con registrazioni discografiche e concerti, Gianni Cazzola è citato nella enciclopedia Treccani “Tra i musicisti di alto livello espressi dal jazz italiano”, un pezzo della storia del jazz. I suoi tamburi hanno sostenuto, suonato e corroborato i più grandi jazzisti che il globo abbia ospitato, ha avuto anche qualche significativa esperienza in ambito pop, suonando per la cantante Mina.

Il suo innato senso della vita, per la vita e, quindi, per la musica, lo ha portato a macinare esperienze non solo squisitamente artistiche. Gianni Cazzola intesse, con piacere di tutti, relazioni con l’universo musicale. L’universo “swing” il quale più che racchiudere la sua esperienza, è da lui racchiuso.

Ma chi è veramente Gianni Cazzola?

Gianni è una persona straordinaria,solare, praticamente  è lo Swing! Improvvisazione,armonia, melodia,ritmo e calore. Sempre disponibile, quest’anno festeggia ben 60 anni di carriera, traguardo che pochissimi possono annoverare nel Jazz

Quando ci incontriamo è sempre un bellissimo momento pieno di emozioni. Seguo Gianni da quando con la SplaSh records pubblicarono i suoi lavori accompagnando uno dei pù grandi pianisti della storia Italiana: Luca Flores. Intimista e nostalgico trasmise il suo mal de vivre in tutti i suoi vinili, creando brani indimenticabili, periodo del quale anche Gianni ne racconta con nostalgia e sentimenti affettuosi

Ma gianni è stato anche un gran viveur come tutti i grandi

Spesso ci siamo trovati a sorseggiare insieme del buon vino e nutro per lui grandissimo affetto e stima. Ciao dimostra che i jazzisti  sanno essere amici e non provare invidia

Ora andate ad ascoltare nei vari concerti in Italia questo grande, grandissimo e generoso artista

di seguito il link ad alcune esibizioni storiche

 

 

 

 

 

Sergio Vineis, Un Biellese alla guida dell’eccellenza del food

Sergio è uno chef  a cui piace sperimentare, cercare il nuovo in ciò che fa. La sua è una cucina in continua evoluzione, che utilizza tecniche innovative e a volte sorprende, senza però mai disorientare o sconvolgere. I piatti partono dal territorio e vanno oltre, profumano di mare, sanno colpire chi cerca nella cucina moderna un serio approccio innovativo. L’elemento vegetale ricorre in ogni piatto, proposto in abbinamenti ben calibrati, ma anche estremi e fantasiosi. Il ristorante occupa quella che nel Settecento era una stazione di posta per il cambio dei cavalli e di cui ritrova ancora traccia nelle due sale luminose ed accoglienti. Nella bella stagione si può mangiare sulla terrazza che si affaccia sul bel giardino.

Nato a Biella, Chef e Patron de Il Patio di Pollone, Sergio ha effettuato studi tecnici e frequentato l’Università, prima di dedicarsi anima e corpo alla sua grande passione per la cucina.
Membro dinamico e attivo delle “Stelle del Piemonte”, è stato ambasciatore della cucina piemontese nel corso di eventi di grande rilievo tenuti all’estero.

Da oltre 20 anni porta avanti la sua cucina d’autore, arricchita dalla fresca intraprendenza del figlio e sous chef Simone e dalle competenze enologiche della maître sommelier Michela Rosco.

In origine dimora settecentesca, il ristorante “Il patio” sfoggia un ambiente confortevole, ricavato da sale destinate al maneggio e ristrutturate con coperture a volta, mattoni a vista, pavimento in cotto, eleganti tavoli e sedie, che donano luminosità allo spazio. In estate, inoltre, il giardino diventa la location ideale per assaggiare delizie gastronomiche in un clima di completo relax.

Ha Meritato la Stella Michelin, superando le barriere del territorio, e facendosi conoscere al grande pubblico attraverso la sua vera piemontesità: testa bassa e duro lavoro , l’idea costante  di contemporaneità tutta italiana. Sergio definisce la sua cucina mediterranea, fresca, armonica. I piatti sono creati usando ingredienti di qualità, sia regionali, sia italiani che stranieri, trattati in modo innovativo. Niente deve essere massificato per generare accostamenti sorprendenti di texture, profumi, sapori, che pur rimanendo definiti, creano equilibrio sensoriale. La cucina de Il Patio è essenziale, non esistono ricette barocche, ma re-interpretazioni personali della territorialità attuale. La famiglia Vineis mantiene intatte le peculiarità intrinseche alla materia prima, sperimentando risultati leggeri e goduriosi. Mano raffinata e piglio ingegnoso conducono verso giochi interattivi di colori vivaci e sapori intensi, La stessa attenzione è riscontrabile nell’accurata selezione di birre e caffè, nella produzione gustosa di vari tipi di pane, realizzati esclusivamente con lievito madre naturale, e nello spazio riservato alle verdure, con una presenza importante in gran parte dei suoi piatti.

Quella di Sergio Vineis è una cucina pulita e personale, volta alla valorizzazione dei profumi, giocando sui contrasti, con uno stile che non lascia nulla al caso.
Una cucina che con il passare del tempo ha affinato sempre più le sue ricette, togliendo invece di aggiungere, permettendo all’ospite di alzarsi in perfetta forma anche dopo degustazioni

non va in TV, fa poche Pr, ed il suo successo deriva solo  da un genuino passaparola per la sua cucina, l’uso delle migliori materie prime del territorio, una cantina fornitissima con le migliori eccellenze piemontesi, attenzione ai prezzi che sebbene sia  da cucina stellata è accessibile a tutti.

Un locale recentemente rinnovato,  tra le alpi biellesi vicino al Parco della Burcina, ideale per trascorrere un pranzo , una cena o una ricorrenza nella quiete del suo giardino

 

 

Antichi Vigneti di Cantalupo: la cultura magistra vitae: storia, passione, grandi vini

Conosco Alberto Arlunno da tempo, e di lui apprezzo la sua cultura classica, la capacità di trasferirla con eccellenza nei suoi prodotti e la sapiente maestria nel rendere il suo nebbiolo una delle migliori eccellenze piemontesi, è sempre affascinante conversare con Alberto, che sa trasmettere questa passione e conoscenza come solo pochi sanno fare.

Alberto Arlunno è nato a Ghemme nel maggio 1953. Dopo la maturità classica si è laureato in Scienze Agrarie all’Università degli Studi di Torino e ha successivamente conseguito la specializzazione in viticoltura ed enologia.

E’ appassionato di archeologia e di storia della vite e del vino, specie dell’area del Ghemme dove, da oltre due millenni si “respira” Nebbiolo. I suoi vini hanno perciò nomi latini.

L’azienda Antichi Vigneti di Cantalupo, di Alberto Arlunno, punta da anni a valorizzare al meglio il Nebbiolo, considerandolo un vitigno di eccellenza. Il Ghemme di Arlunno è ottenuto vinificando separatamente le uve coltivate nei vari vigneti.

Conoscere meglio il passato di queste terre  fa pensare che il medesimo suolo  sia anche quello che secoli fa camminavano i monaci di Cluny, che qui a Ghemme avevano portato parte delle loro conoscenze sulla viticoltura.

Il Ghemme, vino amato da Francesco Sforza, è legato a cerimoniali natalizi dell’Ottocento e del Quattrocento L’azienda Antichi Vigneti di Cantalupo, di Alberto Arlunno, punta da anni a valorizzare al meglio il Nebbiolo, considerandolo un vitigno di eccellenza. Il Ghemme di Arlunno è ottenuto vinificando separatamente le uve coltivate nei vari vigneti.

Le radici degli Arlunno sono molto ben radicate a Ghemme: almeno dal Cinquecento. Grazie alla strategia lungimirante del padre di Alberto furono acquistate due o tre colline, che sono considerate oggi tra le più vocate dell’intero panorama piemontese, il cru Braclema e Carella, che essendo un po’ lontani dal centro abitato erano stati i primi ad essere abbandonati. Ora la cantina Antichi Vigneti di Cantalupo (www.cantalupo.net) può contare su trentacinque ettari vitati, un patrimonio importante, che Alberto,  mantiene in ordine come si trattasse di un vero e proprio giardino. Si utilizza quasi esclusivamente rovere di Slavonia, fatta eccezione per il Ghemme Signore di Bayard, affinato in legni francesi.

la sua preparazione scientifica fa davvero la differenza quando si  parla di varietà dei suoli e di differenze tra le due celebri Docg del nord Piemonte: Ghemme e Gattinara:  quando il continente africano si scontrò con quello europeo, circa 300 milioni di anni fa, si innalzarono le Alpi e proprio vicino al borgo di Balmuccia (a pochi chilometri da Ghemme) passa la linea insubrica, dove i due continenti si sono incontrati. Qui si sono mischiati i suoli africani con quelli europei. Poi in seguito alle glaciazioni e grazie al Monte Rosa parte del terreno è sceso a valle. Così nascono le colline di Ghemme, formate da miliardi di ciottoli levigati e ricchissimi di minerali di origine africana ed europea.  Mentre nel caso di Gattinara la formazione del suolo è vulcanica. Nascono così due vini differenti: il Ghemme è più elegante con  caratteristiche che potremmo definire borgognone, mentre il Gattinara è un rosso austero e possente»: in uno critto di Camillo Benso Conte di Cavour che risale al 1845 cita: “Cotesto vino possiede in alto grado quello che fa il pregio dei vini di Francia e manca generalmente ai nostrani: il bouquet, somiglia al bouquet del Borgogna il quale per certe varietà prelibate come il Clos di Vougeot ed il Romanet gode la primizia su tutti i vini di Francia. Or dunque rimane provato che le colline del Novarese possono gareggiare coi colli della Borgogna; e che a trionfare nella lotta è solo necessario proprietari che diligentino la fabbricazione dei vini, e ricchi ed eleganti ghiottoni che ne stabiliscano la riputazione. Vorrei sinceramente poter cooperare a questa crociata enologica.

Alberto, produce grandi vini rossi eleganti, ma anche rosé ottenuti dalla fermentazione delle uve nebbiolo per poche ore come il Mimo, che oggi è conosciuto anche oltreoceano.

La  il cuore pulsante dell’azienda, è la suggestiva cantina completamente interrata. Un teatro di invecchiamento che si estende su 1.200 metri quadrati. Un’area che segue, con i suoi gradoni, l’andamento ascendente della collina sovrastante e consente l’imponente visione delle botti di affinamento.

Sotto il primo gradone giace l’infernotto, luogo buio, di profonda quiete con uno stretto corridoio su cui si affacciano le celle che ospitano per qualche anno il riposo in bottiglia dei Ghemme.

Una degustazione nella sua pregiata cantina scavata nella collina vale una gita

Antichi Vigneti di Cantalupo di Alberto Arlunno & C. s.s. Via M. Buonarroti, 5, 28074 Ghemme NO,
Telefono: +39 0163 840041  www.cantalupo.net

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

Info

ciao Amici,

questo blog nasce per raccontare  le eccellenze del territorio: chef, non solo stellati, aziende  vinicole, musicisti ed artisti che nel loro DNA abbiano sempre avuto un elevato senso estetico e abbiano reso grande con il loro operato il nostro paese